Matteo 25

mostraci i prodigi del tuo amore (Salmo 17,7)
I nostri occhi vedono miseria e solitudine e non dimenticano neanche quando si chiudono. Le nostre mani toccano ferite che sanguinano interiormente e non sanno guarire. Le nostre orecchie ascoltano il grido degli abbandonati e non possono trasformarlo in note di speranza. Il nostro palato assapora l’amarezza degli sconfitti e non riesce a più a ritrovare il gusto della vita. Il nostro naso sente la puzza dell’indifferenza e non riesce più a cogliere il profumo di un fiore. E Tu che fai? Abbiamo chiesto in giro ma nessuno sa niente di certo. Qualcuno dice che attraverso i nostri occhi, le nostre mani, le nostre orecchie, il nostro palato e il nostro naso ti prendi cura del dolore degli uomini. È così? Aspettiamo sempre un miracolo, che qualcosa cambi, che quelle tragedie finiscano. Ed invece scopriamo che il prodigio del tuo amore è la presenza. Il “segno” è esserci. Perché quando senti di essere importante per qualcuno puoi risalire da ogni abisso.

custodiscici come pupilla degli occhi (Salmo 17,8)
Il sentimento di impotenza ci tende continui agguati. Si parte per combattere la povertà, si torna delusi e si rischia di trascurare il povero in carne e ossa. Ricordaci sempre la nostra fragilità ma non permettere ad essa di anestetizzarci il cuore. Che sia sempre inquieto quando vediamo un uomo sdraiato su un cartone. Fa’ che non ci abituiamo mai. Fa’ che le nostre viscere si contorcano. Non guarirci mai dall'indignazione.

proteggici all'ombra delle tue ali, di fronte agli empi che ci opprimono, ai nemici che ci accerchiano (Salmo 17, 8-9)
Non farci ascoltare le voci di chi ci vuole distogliere da Matteo 25 per farci interessare agli addobbi liturgici e di chi equipara la povertà spirituale a quella materiale. Alimenta il fuoco che ci hai donato per l’opzione preferenziale per i poveri e per una Chiesa povera (materialmente). Attiraci nella solitudine per nutrire la nostra anima e per consolarla, poi mandaci nelle strade del mondo. Che le nostre scarpe siamo sempre piene di polvere. Mettici al riparo dalle epidemie di competitività, di merito, di egoismo individuale e nazionale diffuse da tempo e pare in modo irrimediabile in Europa. Potremo rallentare, sbagliare, inciampare ma se ci tieni per mano non torneremo nelle nostre malate sicurezze.