Papa Francesco e i movimenti popolari

Introduzione: L’agibilità per la rivendicazione e l’organizzazione delle masse popolari schiacciate dalle élite mondiali e nazionali è ridottissima. La protesta è tollerata fino a quando rimane innocua altrimenti viene repressa -secondo necessità- con la violenza militare, psicologica o mediatica. L’organizzazione viene intralciata, infiltrata o infangata agli occhi delle stesse persone che ne potrebbero giovare. L’oppresso deve diffidare dei suoi simili in termini di condizioni e fidarsi di più di chi ha il potere anche se lo esercita ai suoi danni. È la strategia dei professionisti del consenso. Le masse faticano a liberarsi perché per rivendicare ed organizzarsi devono sottrarre tempo al lavoro necessario per vivere. E raramente le due attività sono compatibili. Per combattere il Sistema in definitiva si deve essere pronti a perdere tutto economicamente e socialmente e qualche volta anche a morire. In termini umani (o meglio materiali) conviene quindi accordarsi e cercare un compromesso: sopravvivenza in cambio di sottomissione e sfruttamento. La maggioranza sceglie quest’opzione, lasciando allo scoperto le minoranze che invece scelgono la lotta. Facile così per il Sistema individuare le avanguardie e renderle inefficaci. Dopo, quella stessa maggioranza trasforma le avanguardie in poster da attaccare sui muri, in frasi da far girare sui social, in giornate commemorative da organizzare e vivere insieme a quello stesso potere a cui loro si erano opposte e per questo eliminate. D'altronde l’oligarchia non dà riconoscimenti quando è giusto ma solo quando è costretta a farlo. Quindi o la maggioranza si riprende la dignità con azioni combinate di nonviolenza attiva o nessuno gliela restituirà. Il voto è necessario ma non sufficiente: il cambiamento è un processo che deve essere accompagnato con la partecipazione. Altrimenti si rischiano solo pericolose opere di trasformismo.

Testo di Papa Francesco: 
Il colonialismo ideologico globalizzante cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli.[…]
Quel “filo invisibile” di cui abbiamo parlato in Bolivia, quella struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite, può consolidarsi e trasformarsi in una frusta, una frusta esistenziale che, come nell’Egitto dell’Antico Testamento, rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri, per abbattere tutti come bestiame fin dove vuole il denaro divinizzato.
Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza,della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai.[…]
Nessuna tirannia si sostiene senza sfruttare le nostre paure.[…]
La paura viene alimentata, manipolata... Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli.[…]
Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo... molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente.[…]
Quell'idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema. Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera, non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino.[…]

(Papa Francesco, Dal Discorso ai partecipanti al 3° incontro mondiale dei movimenti popolari, 5/11/2016)